Caso studio: GDO settore agroalimentare

-63% di budget ADV e +625 follower: una community più qualificata in sei mesi

In questo caso studio scoprirai come:

Il cliente
Un’azienda agroalimentare italiana attiva nella produzione e lavorazione di frutta e verdura, con un’offerta destinata alla grande distribuzione, alle private label e al consumatore finale attraverso marchi proprietari. La sua attività unisce produzione agricola, trasformazione, controllo della filiera, sicurezza alimentare e distribuzione su scala nazionale.
La sfida
L’azienda disponeva già di una community ampia, ma la presenza social non restituiva con sufficiente chiarezza la complessità del business. Pubblico consumer e interlocutori professionali ricevevano messaggi poco distinti; i contenuti seguivano rubriche non sempre equilibrate; le campagne paid intervenivano in modo episodico e LinkedIn non esprimeva ancora il proprio potenziale. La visibilità dipendeva in larga parte dalla spinta pubblicitaria. Le impression erano elevate, ma si trasformavano con difficoltà in follower stabili e in un pubblico realmente utile per il posizionamento dell’azienda.
L’obiettivo
Il progetto doveva rendere la comunicazione coerente con il valore reale dell’impresa, distinguere il ruolo di ogni canale e migliorare il rapporto tra investimento, interesse generato e crescita della community. Per Facebook e Instagram il focus era il presidio consumer: stagionalità, prodotto, territorio e marchi proprietari. LinkedIn doveva invece diventare il canale della reputazione corporate e B2B, rivolto a buyer della GDO, partner private label, professionisti della qualità, stakeholder e candidati.
Il cambio di prospettiva
Abbiamo smesso di considerare la reach come risultato finale. Ogni contenuto e ogni euro investito dovevano avvicinare l’azienda a un pubblico più pertinente e trasformare l’attenzione in una relazione stabile.

Social Media Strategist

Ti mostriamo come abbiamo ridotto l'investimento pubblicitario e allo stesso tempo migliorato la qualità della presenza sui social.

Dati relativi alle performance del profilo social di un'azienda agroalimentare

Anche tu desideri una community qualificata?

Come abbiamo lavorato

#Ruoli distinti per i canali B2B e B2C

Abbiamo costruito un’architettura editoriale capace di parlare a pubblici diversi senza frammentare l’identità del brand. LinkedIn ha assunto una funzione corporate: rendere leggibili capacità produttiva, qualità, certificazioni, filiera, persone, eventi e cultura del lavoro. Facebook e Instagram hanno concentrato il racconto sul prodotto, sulla stagionalità e sulle occasioni di consumo.

La comunicazione è stata organizzata intorno a rubriche continue, ciascuna legata a un obiettivo preciso. Le ricorrenze sono diventate occasioni per raccontare scelte e responsabilità; i numeri aziendali hanno reso tangibili struttura e capacità; eventi e interviste hanno dato voce alle competenze; linee di prodotto e marchi consumer hanno costruito riconoscibilità.
Il nuovo linguaggio visivo ha collegato questi contenuti in un sistema coerente. La pagina ha così iniziato a funzionare come un racconto unitario dell’impresa, anziché come una successione di pubblicazioni isolate.

Nel B2B la reputazione cresce quando le affermazioni sono sostenute da elementi verificabili. Abbiamo quindi privilegiato contenuti su processi, controllo della filiera, competenze tecniche, standard qualitativi, capacità produttiva e presenza agli eventi di settore.
Questo approccio ha reso l’azienda più leggibile per chi valuta un fornitore, un partner o un datore di lavoro. Su LinkedIn, la comunicazione ha iniziato a rivolgersi con maggiore precisione a vendite ed export, qualità e ricerca, management, operations e buyer.

La gestione precedente aveva destinato 3.061€ a Meta nello stesso periodo di confronto. Nel primo semestre della nuova gestione, l’investimento complessivo su Meta e LinkedIn è stato di 1.132€: il 63% in meno.
Il budget è stato impiegato per amplificare contenuti e messaggi già coerenti con i rispettivi target. Questa scelta ha ridotto la dipendenza dalla copertura acquistata e ha lasciato all’organico il compito di validare temi, formati e risposta del pubblico.

Con una pressione paid molto più bassa, le visualizzazioni complessive sono diminuite. Era un effetto atteso. Per valutare il lavoro abbiamo quindi osservato anche la capacità dei contenuti di generare reazioni, visite, follower e pertinenza professionale.
Su LinkedIn, per esempio, le impression sono scese dell’84%, mentre le reazioni sono aumentate del 131%. I follower ottenuti ogni 1.000 visualizzazioni sono passati da 0,13 a 1. Il canale ha prodotto meno esposizione, ma una risposta molto più concentrata.

Dati relativi alle performance dei profilo social di un'azienda agroalimentare dopo l'avvio di attività di marketing

Il risultato strategico

La community complessiva è passata da 35.731 a 36.356 follower, con una crescita di 625 persone. LinkedIn, il canale più strategico per il B2B, ha registrato l’incremento percentuale più alto: +11%. Instagram è cresciuto del 6% e Facebook dello 0,6%. Su Facebook il numero di follower ottenuti ogni 1.000 interazioni è passato da 7 a 28, quadruplicando l’efficienza. Su Instagram lo stesso indicatore è passato da 9 a 59. Il costo di acquisizione di un follower su Facebook e Instagram è sceso da 4,10€ a 0,43€, con una riduzione di circa il 90%. Il costo blended tra organico e paid si è attestato a 1,85€. Il dato più rilevante riguarda la composizione della nuova audience. Il 70% dei follower acquisiti appartiene a ruoli e settori coerenti con gli obiettivi aziendali. Tra i profili raggiunti prevalgono vendite, export e business development, qualità e ricerca in ambito agroalimentare, direzione, operations e acquisti.

Cosa dimostra questo caso

Ridurre la spesa pubblicitaria può migliorare i risultati quando la base editoriale è più solida. In questo progetto, la minore quantità di impression è stata compensata da una capacità nettamente superiore di trasformare l’attenzione in follower e di attrarre persone più vicine al mercato dell’azienda. Il risultato non dipende da una singola campagna. Nasce dalla coerenza tra posizionamento, ruolo dei canali, rubriche, linguaggio visivo, distribuzione paid e misurazione. È questa struttura a rendere l’investimento più efficiente e a costruire una reputazione che rimane nel tempo.
Una parte dell’interesse generato resta oggi all’interno delle piattaforme social. Per trasformarlo in contatti, dati proprietari e opportunità commerciali, il passo successivo è costruire un’infrastruttura di atterraggio coerente: sito corporate, aree dedicate a GDO e private label, contenuti sui marchi proprietari, sezione lavora con noi, landing page e tracciamento delle conversioni. In questo modo i social possono alimentare un ecosistema digitale completo, nel quale reputazione, relazione e sviluppo commerciale lavorano sullo stesso percorso.
La tua azienda investe sui social, ma la crescita dipende ancora dalla spinta pubblicitaria? Analizziamo insieme contenuti, pubblico e performance per capire dove si disperde il budget e come costruire una presenza digitale più utile al business.
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