Il fornitore propone un nuovo contenitore per le spedizioni, che costa 20 centesimi in meno di quello attuale. Su qualche migliaio di ordini l’anno, il risparmio sembra evidente, e la decisione facile. Ma prima di approvarlo, c’è una domanda che conviene porsi: quanto costa davvero spedire un ordine con quella scatola, dal magazzino fino alla porta del cliente?
Per scegliere il packaging di un e-commerce conviene confrontare il costo dell’ordine consegnato, non solo il prezzo della scatola acquistata. Perché una scatola più economica può richiedere più materiale di riempimento, più tempo per essere preparata, o occupare più spazio sul furgone del corriere. E ciascuna di queste voci ha un costo, che raramente compare nel preventivo.
Dimensioni, protezione e preparazione fanno parte dello stesso progetto. E la soluzione migliore va trovata insieme a chi prepara e spedisce gli ordini ogni giorno, prima di estenderla a tutto il negozio.
Lo spazio costa quanto il peso: il peso volumetrico
Molte aziende scoprono solo dopo qualche mese che le loro spedizioni costano più del previsto. Il motivo, spesso, è il peso volumetrico: un calcolo con cui i corrieri tengono conto dello spazio occupato da un pacco, oltre che del suo peso reale. Se il peso volumetrico è superiore a quello reale, la spedizione viene tariffata sul primo, secondo le condizioni del servizio. [1]
Facciamo un esempio, usando un divisore che molti corrieri adottano ma che va sempre verificato nel proprio contratto. Una scatola di 40 × 30 × 30 centimetri ha un volume di 36.000 centimetri cubi. Diviso per 5.000, il peso volumetrico è di 7,2 chili, anche se il prodotto al suo interno pesa solo 1,5 chili. Una scatola di 30 × 20 × 15 centimetri, con lo stesso prodotto, ha invece un peso volumetrico di 1,8 chili.
Per un prodotto leggero, quindi, la differenza di dimensioni tra le due scatole può spostare la spedizione in una fascia di prezzo completamente diversa. Un prodotto leggero, in una confezione ingombrante, può costare da spedire quanto un prodotto molto più pesante.
Divisori, arrotondamenti ed eventuali supplementi per pacchi fuori misura cambiano da un corriere all’altro e da un contratto all’altro: vanno verificati sulle condizioni effettivamente applicabili, senza trasferire la formula di un corriere a tutti gli altri. [1]
Il costo di un ordine consegnato, voce per voce
Per confrontare davvero due soluzioni di packaging, bisogna considerare tutte le voci che dipendono da esse:
- la scatola o la busta di spedizione;
- il materiale di riempimento e protezione;
- nastro, etichette ed eventuali inserti;
- il tempo di preparazione dell’ordine in magazzino;
- il costo di trasporto, che dipende da peso e dimensioni;
- i danni durante la spedizione, con sostituzioni, rispedizioni e tempo dell’assistenza;
- la gestione dei resi, se la confezione può essere riutilizzata o meno;
- lo spazio in magazzino per le scorte di materiali.
Vediamo un confronto simulato tra due soluzioni, per un ordine tipo:
| Voce, per ordine | Soluzione A: scatola unica | Soluzione B: due formati |
|---|---|---|
| Scatola | 0,90 € | 0,80 € (media) |
| Materiale di riempimento | 0,30 € | 0,10 € |
| Tempo di preparazione | 3 minuti = 1,20 € | 2,5 minuti = 1,00 € |
| Trasporto | 7,00 € | 5,80 € |
| Danni (quota media per ordine) | 1% × 25 € = 0,25 € | 1,2% × 25 € = 0,30 € |
| Costo per ordine consegnato | 9,65 € | 8,00 € |
In questo esempio, la soluzione B costa 1,65 euro in meno per ordine: su 1.000 spedizioni, 1.650 euro di risparmio. Ma solo una piccola parte arriva dalla scatola: la maggior parte viene dal trasporto e dal materiale di riempimento. E la soluzione B ha persino un tasso di danni leggermente più alto, che però non annulla il vantaggio.
Tutti i valori sono ipotetici, compreso il costo del tempo in magazzino, calcolato a 0,40 euro al minuto. Ma mostrano perché confrontare solo il prezzo delle scatole possa portare alla decisione sbagliata.
Il formato della scatola influisce su ciò che paghi dopo
Immaginiamo un’azienda che usa lo stesso imballaggio esterno sia per una confezione singola sia per ordini da tre prodotti. È una scelta comoda: un solo materiale da acquistare, nessuna decisione da prendere in magazzino. Ma nelle spedizioni con un solo prodotto, la scatola resta in gran parte vuota, e va riempita.
Introdurre un secondo formato, più piccolo, potrebbe ridurre il volume di quei pacchi. Ma aumenta il numero di materiali da tenere a scorta, e richiede una regola chiara per chi prepara l’ordine: quale scatola usare, in quali casi. Il beneficio va sempre confrontato con questa complessità, non dato per scontato.
Per farlo, il progetto dovrebbe partire dalle combinazioni di prodotti realmente vendute:
- quanti ordini contengono un solo prodotto, e quanti più prodotti?
- quali combinazioni ricorrono più spesso?
- quali prodotti richiedono protezioni particolari?
- quali ordini, per dimensioni o peso, rischiano di cambiare fascia di tariffa?
Provare una nuova soluzione su un ordine poco rappresentativo può mostrare un risparmio che riguarda solo una piccola parte delle spedizioni. I dati degli ordini degli ultimi mesi sono il punto di partenza più affidabile.
Lo spazio vuoto è anche un tema normativo
Ridurre lo spazio vuoto nei pacchi non è solo una questione di costi. Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il PPWR, prevede anche indicazioni sulla riduzione dello spazio vuoto negli imballaggi per il trasporto e per l’e-commerce, con scadenze future da verificare. Progettare oggi un sistema di formati più adatto alle spedizioni reali significa anche prepararsi a quei requisiti, invece di doverli affrontare in fretta.
E se l’azienda vuole comunicare le scelte fatte, come meno plastica o materiali riciclati, deve farlo con precisione: dal 27 settembre 2026 si applicano le nuove regole sui claim ambientali, che vietano le affermazioni generiche e quelle non sostenute da prove.
La protezione riguarda il prodotto insieme al suo imballaggio
Ridurre lo spazio vuoto non significa, però, eliminare le protezioni. Bisogna impedire che il prodotto si muova all’interno del pacco e che subisca urti dannosi, tenendo conto del suo peso, della sua fragilità e di come verrà movimentato lungo il percorso. Le indicazioni di imballaggio dei corrieri collegano proprio contenitore, materiali protettivi e caratteristiche dell’articolo. [3]
Un esempio ipotetico mostra quanto conti questo aspetto nel confronto economico. Su 1.000 spedizioni, una riduzione di 20 centesimi per confezione fa risparmiare 200 euro. Ma se la nuova soluzione causasse 10 danni in più, ciascuno con una sostituzione da 25 euro, costerebbe altri 250 euro. Il risparmio sul contenitore sarebbe superato di 50 euro, senza contare il tempo dell’assistenza e la delusione dei clienti che hanno ricevuto un prodotto rotto. Non è una previsione, ma mostra quali voci devono entrare in qualsiasi prova.
Per prodotti fragili o percorsi di spedizione complessi, i test devono essere adeguati alla distribuzione reale. Esistono protocolli che simulano le sollecitazioni del trasporto, come urti, cadute e vibrazioni, sul prodotto già imballato. La procedura va scelta in funzione del caso specifico, non come un bollino universale da esibire. [2]
Anche un test superato, però, non autorizza a promettere l’assenza assoluta di danni. Serve a valutare una specifica configurazione, nelle condizioni considerate, e a individuare gli interventi eventualmente necessari.
Il confronto deve comprendere il lavoro in magazzino
Una soluzione perfetta sulla carta può rivelarsi lenta da montare, difficile da chiudere, scomoda da maneggiare o incompatibile con le etichette stampate in magazzino. Prima di ordinare una grande produzione, alcune prove di preparazione con gli addetti permettono di scoprire questi problemi quando è ancora facile correggerli.
Un piano di prova potrebbe prevedere:
- selezionare gli ordini più rappresentativi, per numero e per combinazione di prodotti;
- preparare alcuni ordini di prova con le nuove soluzioni, insieme agli addetti del magazzino;
- misurare tempi di preparazione, dimensioni e peso finali;
- verificare la protezione, con test adeguati per i prodotti più fragili;
- spedire alcuni pacchi reali, osservando come arrivano;
- raccogliere le osservazioni di chi li prepara e, quando possibile, di chi li riceve;
- calcolare il costo per ordine consegnato per ciascuna soluzione.
Il packaging è anche parte dell’esperienza
Le scelte estetiche restano importanti. La scatola di spedizione è spesso il primo contatto fisico tra il cliente e il brand, e un imballaggio ordinato, coerente con l’identità del marchio, contribuisce all’esperienza dell’acquisto. Ma deve convivere con il suo compito operativo: una scatola bellissima che arriva schiacciata, o piena di materiale di riempimento da smaltire, non fa una buona impressione.
C’è poi il tema dei resi. Una confezione che si può riaprire e richiudere facilmente, magari con una seconda striscia adesiva per il reso, semplifica la vita al cliente e riduce i costi di gestione. È un dettaglio progettuale che vale la pena valutare, soprattutto nei settori con molti resi.
Le domande da fare al fornitore di packaging
- Quali formati propone, e per quali combinazioni di prodotti?
- Come cambiano dimensioni e peso finali dei pacchi rispetto alla soluzione attuale?
- Quanto materiale di protezione serve con ciascun formato?
- Il nuovo imballaggio è stato testato per il tipo di prodotto e di spedizione?
- Quanto tempo richiede il montaggio e la chiusura?
- È compatibile con le etichette e le attrezzature del magazzino?
- Come si comporta rispetto ai requisiti futuri su spazio vuoto e riciclabilità?
- È possibile fare una prova con una piccola quantità prima dell’ordine completo?
Un sistema di formati, non una scatola perfetta
Non serve cercare la scatola perfetta per ogni spedizione. Spesso è molto più utile un piccolo sistema di formati, con regole chiare su quale usare, testato sulle combinazioni di prodotti che il negozio vende davvero.
Quando design, acquisti e logistica lavorano insieme su questa base, il costo del packaging diventa leggibile lungo tutto il percorso, dal magazzino al cliente. E l’azienda può decidere consapevolmente dove semplificare e dove mantenere una protezione, invece di affidare la scelta al solo prezzo unitario del preventivo.
Progettare packaging è il nostro lavoro quotidiano, e sappiamo quanto una scelta fatta bene in fase di progetto possa cambiare i costi, l’esperienza del cliente e la resa del brand. Se il tuo e-commerce spende sempre di più in spedizioni, se ricevi segnalazioni di prodotti danneggiati, o se stai pensando di rinnovare il packaging di spedizione, possiamo aiutarti a partire dai tuoi dati: analizzare le combinazioni di ordini reali, progettare un sistema di formati adatto ai tuoi prodotti e al tuo brand, coordinare prove e test con fornitori e magazzino, e confrontare le soluzioni sul costo reale di ogni ordine consegnato.
In sintesi
Il costo del packaging di un e-commerce non si misura sul prezzo della scatola, ma sul costo complessivo dell’ordine consegnato: materiali, tempo di preparazione, trasporto, danni e resi. Una scatola più economica può farti spendere di più, e una leggermente più cara può farti risparmiare molto. Per saperlo, bisogna guardare l’intero percorso.
Per progettare un packaging coerente con il brand e con la gestione delle spedizioni, confrontati con HUD.