In questo caso studio scoprirai come:
Una branding progettata per crescere
Ti mostriamo come abbiamo trasformato un prodotto in un brand solido, coerente e scalabile.
Come abbiamo lavorato
Abbiamo analizzato il comparto italiano e internazionale dei white spirits, distinguendo il segmento accessibile da quello premium e osservando sottocategorie craft, mainstream, globali e lifestyle. Il mercato mostrava una polarizzazione chiara: da una parte prodotti dinamici e orientati alla socialità, dall’altra proposte più ristrette, fondate su esclusività, cultura e consumo consapevole.
Per Disonesto, lo spazio più promettente era nella prima area. Il benchmark retail dei concorrenti craft accessibili si concentrava tra 28 e 36 euro per 0,7 litri. Questa lettura ha permesso di costruire una fascia prezzo coerente con il pubblico e con i locali target, anziché chiedere al design di giustificare a posteriori un posizionamento troppo alto.
Il riposizionamento ha richiesto anche una scelta di architettura di marca. Disonesto avrebbe dovuto presidiare diffusione, community e collaborazioni; l’area più esclusiva, legata a heritage, degustazione e autorevolezza, è stata affidata a una linea distinta. Separare i due ruoli ha evitato sovrapposizioni e ha liberato Disonesto dall’obbligo di rappresentare contemporaneamente accessibilità e alta gamma.
Abbiamo concentrato il brand su un pubblico tra 25 e 45 anni, socialmente attivo e interessato all’aperitivo, alla mixology e ai contenuti visivi. Nel B2B, il target comprende bartender e locali dinamici, capaci di trasformare il prodotto in cocktail, serate, collaborazioni e racconto digitale.
Questa definizione ha orientato ogni scelta successiva: dal tono di voce al prezzo per i locali, dalla presenza sugli scaffali alla leggibilità in condizioni di scarsa visibilità, fino alla possibilità di creare special edition con bartender, artisti e partner.
Abbiamo scelto di mantenere Disonesto, perché il naming possedeva già forza e memorabilità. Serviva però una narrazione capace di governarne l’ambiguità. Il nuovo territorio distingue l’attitudine dalla sostanza: Disonesto nel rompere le regole, onesto nella qualità, nella produzione e nel rapporto con chi lo sceglie e lo serve.
Da questa idea nasce una verbal identity più diretta, contemporanea e orientata alla condivisione. Il brand abbandona l’eccesso di tecnicismo e costruisce una personalità legata a libertà creativa, cultura del buon bere e socialità consapevole.
Il nuovo logotipo utilizza un carattere compatto, verticale e ad alta leggibilità. Le correzioni ottiche e le personalizzazioni tipografiche gli danno slancio e riconoscibilità, mentre la sottolineatura mette in evidenza la parola “onesto” contenuta nel nome. Un dettaglio grafico traduce così il nuovo punto di vista senza doverlo spiegare ogni volta.
Il logo è stato progettato per funzionare in etichetta, nel digitale, sul merchandising, negli eventi e nelle collaborazioni. La sua forza non dipende da un’illustrazione specifica e può quindi sostenere un sistema di marca più ampio e flessibile.
Il primo test sulle etichette ha evidenziato un limite ulteriore: la silhouette della bottiglia precedente non sosteneva l’impatto del nuovo brand. Abbiamo quindi scelto un contenitore sfaccettato, più stabile e riconoscibile, capace di dare presenza fisica al prodotto e maggiore superficie al racconto visivo.
Sul fronte, il logo e le informazioni essenziali seguono una gerarchia immediata. La trasparenza consente di utilizzare il retro e i lati dell’etichetta come spazio narrativo. La bottiglia cambia aspetto mentre viene osservata e trasforma il colore del prodotto in parte del progetto.
La nuova etichetta non è una soluzione chiusa. La parte istituzionale rimane stabile, mentre le superfici narrative possono cambiare in base a temi, stagioni e collaborazioni. Disonesto può così produrre special edition riconoscibili senza ricominciare ogni volta da zero.
Questa modularità collega il packaging alla strategia commerciale. Un contest per bartender, una collaborazione con un locale o un artista e una serata dedicata possono generare etichetta, contenuti, evento e prodotto da collezione. Il design diventa una piattaforma di attivazione, non un costo isolato.
Il riposizionamento ha coinvolto anche ciò che poteva essere eliminato. L’astuccio secondario contribuiva al costo, ma non offriva un vantaggio decisivo nella fascia craft lifestyle individuata. Rimuoverlo ha permesso di ridurre il prezzo di uscita mantenendo invariato il margine e concentrando il valore percepito sulla bottiglia e sull’etichetta.
Anche la strategia commerciale è stata resa più sostenibile. I vecchi pacchetti basati su bottiglie omaggio e gadget costosi erodevano margine senza costruire una relazione duratura. La nuova logica privilegia sconti progressivi controllati, contenuti digitali, supporto ai locali, eventi e materiali replicabili. Il valore passa dalla quantità regalata alla qualità della partnership.
Il risultato strategico
Un rebranding efficace parte dalle decisioni che il design dovrà rendere visibili. Se prezzo, target, canale e struttura dei costi non sono coerenti, una nuova etichetta può migliorare l’aspetto ma non la competitività. Nel caso Disonesto, l’identità è diventata più forte perché prima è stato chiarito quale mercato dovesse conquistare e con quale modello economico.
Il tuo prodotto ha qualità, ma fatica a trovare la giusta collocazione o a sostenere il prezzo con cui viene proposto? Analizziamo mercato, target, offerta e costi per costruire un’identità capace di migliorare la percezione e le possibilità reali di crescita.