Dal 12 agosto 2026 il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi è applicabile. Nelle aziende la reazione è spesso una di due: rifare subito tutto, per paura di non essere in regola, oppure aspettare, perché “tanto le scadenze vere sono nel 2030”. Entrambe sono scelte rischiose. La prima può far spendere per adeguamenti prematuri; la seconda può far ordinare oggi materiali che fra pochi anni non saranno più utilizzabili.
Il Packaging and Packaging Waste Regulation, conosciuto come PPWR, cioè il regolamento (UE) 2025/40, sostituisce la precedente direttiva sugli imballaggi e si applica direttamente in tutti i Paesi dell’Unione. Ma prevede un percorso scaglionato: non tutti gli obblighi entrano in applicazione nello stesso momento. [1]
Soprattutto, il regolamento riguarda decisioni che vengono molto prima della grafica: quali materiali usare, come sono composti i componenti, quanto spazio vuoto c’è in una confezione, quali informazioni devono fornire i fornitori. Per un brand che deve approvare una nuova confezione, quindi, la domanda giusta non è “aspettiamo o cambiamo tutto?”, ma: quali requisiti riguardano il progetto di oggi, e quali condizioni devo considerare per i materiali che userò nei prossimi anni?
Separare gli obblighi attuali dalle prossime scadenze
Tra le misure già applicabili da agosto 2026 ci sono, per esempio, i limiti ai PFAS negli imballaggi destinati al contatto con alimenti. Non si tratta di un divieto indistinto per qualsiasi confezione: il requisito riguarda un ambito specifico e soglie precise, da verificare con la documentazione pertinente.
Altre misure seguono invece scadenze successive: tra queste, i requisiti sulla riciclabilità, sul contenuto minimo di materiale riciclato e sulla riduzione di alcuni tipi di imballaggio. Una parte di questi requisiti dipende anche da atti attuativi che la Commissione deve ancora adottare. Per diverse disposizioni viene richiamato il 2030, ma il dettaglio va sempre letto sul requisito effettivamente applicabile al proprio caso. [1][2]
Per orientarsi, una sintesi indicativa delle principali tappe:
| Periodo | Esempi di temi interessati |
|---|---|
| Da agosto 2026 | applicazione generale del regolamento; limiti ai PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti; requisiti su documentazione e conformità |
| Nei prossimi anni | etichettatura armonizzata sulla composizione dei materiali, secondo gli atti attuativi della Commissione |
| Verso il 2030 | riciclabilità degli imballaggi; contenuto minimo di materiale riciclato per alcune plastiche; riduzione dello spazio vuoto in alcuni imballaggi; limitazioni per alcuni formati monouso; obiettivi di riutilizzo per alcuni settori |
| Oltre il 2030 | obiettivi più stringenti su contenuto riciclato e riciclabilità |
La tabella serve a dare un’idea del percorso, non a stabilire le scadenze per il proprio prodotto: date, ambiti ed eccezioni vanno verificati sui testi ufficiali e con i professionisti competenti.
Questo suggerisce un primo lavoro molto concreto: associare ogni decisione del progetto al requisito di riferimento e alla sua data. Una dichiarazione come “conforme al PPWR”, in un’offerta, è troppo generica per confrontare due proposte, se non chiarisce quali materiali, quale utilizzo e quali obblighi sono stati considerati.
Per un prodotto alimentare, per esempio, la verifica delle condizioni di contatto con gli alimenti non può essere rimandata perché un altro requisito ha una scadenza futura. Allo stesso tempo, non avrebbe senso inventare nuove etichette armonizzate prima che siano disponibili le indicazioni ufficiali su come devono essere fatte.
Il brand potrebbe essere il “fabbricante”
C’è un aspetto del regolamento che molte aziende sottovalutano. Il PPWR disciplina ruoli, informazioni e responsabilità lungo tutta la filiera: chi produce l’imballaggio, chi lo fa progettare o produrre con il proprio nome o marchio, chi lo importa, chi lo distribuisce.[3]
A seconda dei casi, un’azienda che fa progettare e stampare una confezione con il proprio marchio potrebbe assumere responsabilità specifiche, anche se non produce materialmente l’imballaggio. Per questo è importante identificare chi assume ciascun ruolo nel caso concreto, invece di dare per scontato che ogni responsabilità ricada sullo stampatore, sul fornitore di materiali o sull’agenzia che ha curato il progetto. È una valutazione da fare con i propri consulenti, prima di trovarsi a dover rispondere di una documentazione che nessuno ha raccolto.
Guardare la confezione completa, non solo l’elemento più visibile
Immaginiamo un prodotto composto da un vasetto di vetro, un coperchio, un’etichetta e un astuccio di cartone. Quando si parla di materiali, l’attenzione va quasi sempre al vasetto, l’elemento più visibile. Ma la valutazione riguarda la confezione nel suo insieme: ogni componente, ogni lavorazione, le condizioni in cui viene fornito.
Un elenco condiviso dei componenti permette di capire quali informazioni mancano e chi deve produrle. Un modello semplice può essere questo:
| Componente | Materiale e specifiche | Fornitore | Lavorazioni | Documentazione disponibile | Informazioni mancanti |
|---|---|---|---|---|---|
| Vasetto | vetro, [specifiche] | [nome] | — | [documenti] | [da richiedere] |
| Coperchio | metallo con guarnizione | [nome] | verniciatura | [documenti] | idoneità al contatto alimentare della guarnizione |
| Etichetta | carta adesiva | [nome] | stampa, vernice | [documenti] | [da richiedere] |
| Astuccio | cartoncino | [nome] | stampa, lamina | [documenti] | effetto della lamina sulla riciclabilità |
Senza un documento di questo tipo, può succedere qualcosa di molto comune: il designer lavora sul file grafico aggiornato, mentre l’ufficio acquisti riceve dal fornitore la proposta di un materiale alternativo più economico. Nessuno dei due lo sa, e alla fine si discute l’approvazione di due confezioni diverse pensando che siano la stessa.
Nel brief di progetto conviene quindi riportare la versione dei materiali, la destinazione del prodotto e i documenti attesi dai soggetti competenti. Non è un fascicolo che l’agenzia può completare da sola, inventando i dati che mancano: serve a rendere visibili le verifiche che devono precedere la produzione, e a stabilire chi deve farle.
Anche una sostituzione apparentemente piccola va sempre comunicata. Cambiare carta, adesivo, vernice o fornitore mantenendo la stessa grafica non significa che tutte le condizioni tecniche e documentali siano rimaste identiche.
Se vendi online, guarda anche gli imballaggi di spedizione
Il PPWR non riguarda solo la confezione primaria che il cliente trova sullo scaffale. Tra i temi del regolamento ci sono anche gli imballaggi per il trasporto e per l’e-commerce, con indicazioni che puntano a ridurre lo spazio vuoto e gli imballaggi superflui.
Per chi vende online, è un buon momento per chiedersi quante dimensioni di scatole si utilizzano, quanto spazio vuoto contengono in media le spedizioni, quanto materiale di riempimento si usa. Sono domande che, oltre agli aspetti normativi, hanno spesso un effetto diretto anche sui costi di spedizione e di magazzino.
Riciclabilità e finiture: le scelte di oggi pesano domani
I requisiti sulla riciclabilità, anche se con scadenze future, influenzano già le scelte di progetto di oggi. Alcune nobilitazioni, come certe lamine metallizzate, laminazioni plastiche o combinazioni di materiali difficili da separare, possono rendere più complessa la riciclabilità di una confezione.
Non significa che debbano essere eliminate da subito, ma che vale la pena conoscerne l’effetto, valutare alternative disponibili e considerarle nella scelta dei materiali per le produzioni dei prossimi anni. Una confezione progettata oggi, con scorte destinate a durare, potrebbe essere ancora in circolazione quando i nuovi requisiti saranno applicabili.
Inserire le verifiche nel piano delle prossime produzioni
Il regolamento è anche un’ottima occasione per rivedere il calendario con cui vengono decisi ordini e ristampe. Un’azienda che acquista grandi quantità di imballaggi per ottenere un prezzo unitario più basso deve confrontare quel vantaggio con il periodo previsto di utilizzo delle scorte e con le modifiche normative già note. Un magazzino pieno di confezioni che potrebbero non essere più adeguate tra qualche anno non è un risparmio.
Per il vasetto del nostro esempio, il lavoro potrebbe iniziare dalle referenze che verranno prodotte per prime, confrontando la documentazione del fornitore con il progetto approvato. Dove mancano informazioni, si chiarisce quale verifica serve e chi deve autorizzare la scelta.
Un piano di lavoro ordinato potrebbe prevedere:
- inventario delle confezioni in uso e dei loro componenti;
- priorità alle referenze con ristampe imminenti o con contatto alimentare;
- raccolta della documentazione dai fornitori;
- individuazione delle lacune e dei responsabili delle verifiche;
- valutazione delle alternative per i componenti che potrebbero diventare problematici;
- revisione della politica di acquisto, bilanciando quantità, prezzo unitario e durata prevista delle scorte;
- archivio aggiornato di specifiche, fornitori e documenti per ogni confezione.
Non serve rendere provvisorio ogni progetto in attesa di tutti gli sviluppi normativi. Serve conservare le informazioni che permettono di aggiornarlo in futuro senza doverlo ricostruire da zero.
Le domande da fare ai fornitori dopo il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi
Per avviare il lavoro, alcune domande aiutano a capire quanto è completa la documentazione disponibile:
- quali requisiti del PPWR avete considerato per questo materiale o componente?
- quale documentazione potete fornire, e per quale utilizzo è valida?
- il materiale è idoneo al contatto con alimenti, se necessario, e con quali limiti?
- quali lavorazioni possono influire sulla riciclabilità?
- come comunicate eventuali modifiche di materiale, formulazione o processo?
- quali alternative proponete per le prossime produzioni?
Anche la comunicazione va allineata
Un ultimo punto, spesso trascurato: il lavoro sulla conformità dei materiali non autorizza da solo a comunicare benefici ambientali sulla confezione. Dal 27 settembre 2026 si applicano anche le nuove regole sui claim ambientali, che vietano le affermazioni generiche e quelle non sostenute da prove. Una confezione progettata per rispettare il PPWR deve essere raccontata con la stessa precisione con cui è stata progettata.
Un packaging pronto per le prossime regole
Il PPWR non richiede ai brand di rifare tutto subito, né consente di ignorarlo fino al 2030. Richiede di conoscere meglio le proprie confezioni: di che cosa sono fatte, chi fornisce che cosa, quale documentazione esiste, e come ogni scelta di oggi inciderà sulle produzioni dei prossimi anni.
Se stai progettando un nuovo packaging, pianificando ristampe importanti o semplicemente non sai da dove cominciare per capire che cosa il nuovo regolamento significa per le tue confezioni, possiamo aiutarti a impostare il lavoro: mappare componenti e materiali, organizzare la raccolta della documentazione con i fornitori, valutare alternative progettuali più adatte ai requisiti futuri e coordinare le verifiche con i tuoi consulenti tecnici e legali. Il nostro ruolo non è sostituire chi valuta la conformità, ma fare in modo che il progetto del packaging sia costruito su informazioni corrette e pronto ad adattarsi quando le regole cambiano.
In sintesi
Una gestione utile del PPWR collega scadenze, dati e decisioni di produzione. La valutazione dei requisiti applicabili spetta ai soggetti e ai professionisti competenti; il design deve lavorare su questa base, senza sostituirla con una promessa ambientale più ampia. E conoscere bene le proprie confezioni oggi è il modo più semplice per non doverle rifare in fretta domani.
Confrontati con HUD per coordinare progetto grafico, informazioni dei fornitori e aggiornamenti del packaging, con le verifiche tecniche e normative necessarie.
Quadro informativo verificato al 24 settembre 2026.
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